Meditazioni d'autore sull'arte di scrivere racconti

Le meditazioni di Alessandra Sarchi

Potete leggere il suo racconto qui

 

 

In che modo è nato il racconto che hai scritto per Cattedrale?

Ho scritto “La lenta apnea” circa un anno fa, alla fine dell’estate, dopo che avevo passato un congruo numero di ore al mare e in piscina ascoltando i discorsi di bagnini e bagnanti. Quella del bordo vasca e del bagnasciuga è una situazione privilegiata per chi voglia raccogliere storie, la gente è mediamente rilassata, racconta in modo estemporaneo. Non sempre si tratta di storie interessanti, è ovvio. Ma a colpirmi sono i dettagli e il loro incrocio imprevedibile.


Qual è la differenza maggiore che riscontri quando scrivi un racconto, rispetto al romanzo?

Il romanzo richiede una visione d’insieme strutturata e un tempo dilatato, mentre il racconto si basa sulla sintesi, anche quando è lungo. La sintesi – logica, spaziale, temporale, percettiva – è un procedimento che accomuna il racconto alla poesia più che alla prosa, forse per questo tante volte è stato detto che il racconto, nei migliori dei casi, produce un’illuminazione, un’epifania. Rincorrere un’epifania mi dà, nell’immediato, una soddisfazione maggiore che tessere il tempo lungo del romanzo. Quando scrivo un racconto sono in genere euforica, il romanzo mette alla prova la mia pazienza.  D’altra parte, il romanzo è un luogo in cui posso abitare a lungo, ritornare più volte, mentre il racconto spesso rimane nella memoria come il lampo di una scena o una manciata di parole.


In quanto tempo riesci a scrivere un racconto che ti soddisfa?

Non ho un tempo standard di scrittura, dipende da quanto ho ‘covato’ un’idea, da quanto lavoro linguistico richiede e da quanta ricerca. Un  racconto breve può essere scritto anche in una settimana, per quelli più lunghi il tempo aumenta, difficilmente sono contenta della prima stesura, per cui lascio riposare e lo riprendo dopo un po’ di tempo.


Qual è il tuo metodo, se ne hai uno?

La mia scrittura in generale, sia che si tratti di romanzo sia che si tratti di racconto, procede da immagini che s’imprimono in modo più forte di altre e intorno alle quali raccolgo via via pensieri e altre immaginazioni. Il racconto è per me un tipo di scrittura che rimane molto legata al nucleo iniziale da cui è partito, sfruttandone tutte le implicazioni possibili nel mantenere vivo il senso di uno shock, di uno squarcio in cui tutti gli elementi collidono verso un unico punto. Quando arrivo alla fine della scrittura devo saperne di più che all’inizio, altrimenti significa che la noia o il senso di non necessità di quel che stavo scrivendo ha preso il sopravvento.


In quale modo capisci che la storia che vuoi raccontare ha bisogno di una narrazione breve e non di una lunga?

Quando mi rendo conto che la forza iniziale di quello che precedentemente ho chiamato shock, o squarcio, da sé non basta e che la narrazione ha accumulato motivi ulteriori, i personaggi richiedono uno sviluppo maggiore allora so che sto scrivendo un romanzo e non un racconto.


Cosa pretendi dai tuoi racconti?

Dai mie racconti, e anche da quelli altrui, vorrei mi restasse l’impressione di un ricordo vivido, qualcosa di vissuto che non si potrà cancellare.


Cosa chiederesti agli editori, per sostenere i racconti?

Chiederei prima di tutto uno sforzo quantitativo. Se i racconti continueranno a essere l’eccezione del panorama editoriale, difficilmente la loro qualità e diffusione potranno crescere. Come in tutte le cose mi pare occorra un investimento iniziale di fiducia, di energie, di denaro; se un grande editore facesse una collana di soli racconti, ad esempio, forse si potrebbero averi esiti commerciali diversi da quelli che allo stato attuale fanno ritenere il genere poco raccomandabile.


E ai lettori?

Ai lettori vorrei chiedere di godere dei racconti il più possibile: perché in poco tempo possono avere molto, perché non sono obbligati a seguire una trama per trecento pagine, perché in autobus, in sala d’attesa dal dentista, in treno e in metro, in coda alle poste o in banca, possono evadere con una storia che impedirà loro di sentire sprecato il proprio tempo.

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