Stop-time, Frank Conroy

Fandango

Traduzione di Matteo Colombo

pp. 350

euro 19,50

 

 

di Bruno Puntura

 

Se siete a caccia di una bella novità, che arriva direttamente dal passato, non fatevi sfuggire Stop-Time di Frank Conroy, pubblicato per la prima volta in America nel 1967 e tornato oggi, nelle librerie, grazie a Fandango. Salite a bordo di una vecchia Ford del ’36 e preparatevi a fare un viaggio on the road sulle strade d’America e nei ricordi di Conroy, attraverso i 21 racconti che ripercorrono i momenti più significativi della propria biografia. Ma non fate l’errore di pensare che sia il solito libro autobiografico, scritto per celebrare se stessi, perché Conroy non ha intenzione di celebrare un bel niente. Non troverete nulla sul Conroy scrittore, nessuna traccia dell’abile narratore più volte premio Pulitzer.  Al contrario, l’autore vi farà vedere come ci si comporta con i ricordi ma soprattutto vi insegnerà a ricordarli nel modo migliore, ovvero attraverso gli occhi puri di un ragazzino. Non è un caso se il protagonista di Stop-Time è il Conroy adolescente, e non è nemmeno un caso se la biografia arriva fino ai diciotto anni, su per giù, quando non si ha ancora la percezione del tempo che passa e si vive con l’impudenza di pensare che tutto sarà così per sempre, in un limbo dove il tempo sembra arrestarsi in uno stop time, appunto.

Il piccolo Conroy e la sua famiglia – la mamma, il patrigno Jean e la sorella maggiore Alison – vi guideranno in un viaggio tra la Florida e la California, a caccia di esperienze e ricordi, mentre gente desolata e indurita dalle sconfitte farà da sfondo alle emozioni del protagonista. Questo accade, per esempio, nel racconto Please Don’t Take My Sunshine Away che mostra uno spaccato sugli abitanti di Chula Vista dove

 

‘chi ci viveva era povero. […] Quella era gente che il fallimento lo mangiava a colazione, pranzo e cena, spostandosi da una cittadina all’altra in un ciclo di disillusione infinito. Avevano imparato a trattenersi, a non investire mai troppo di sé in un solo posto, perché una volta costruita la strada, o dipinta la scuola, o abbattuto il bosco, o raccolte le arance, sarebbero forse dovuti ripartire. Non volevano sprecarsi, e così abitavano in scheletri di baracche con le pareti di cartone catramato, o in casematte di cemento senza i vetri alle finestre’.

 

 E pensare che con pezzi del genere avrebbe potuto scrivere benissimo un paragrafo su quanto era bravo, ma è inutile cercare, non l’ha fatto.  

Stop-Time pone l’attenzione sulle prime sfide che ci costringe ad affrontare la vita. E non è detto che siano tutte negative, anzi: magari sono solo i momenti attraverso cui si forma la personalità di ognuno di noi. Le prime volte, quelle che non si scordano più. E allora come non ricordare la prima vittoria?

Frank Conroy

Accade nel racconto Yo-Yo che scendono e scoiattoli che salgono in cui Frank ha imparato a padroneggiare lo yo-yo così bene che ha vinto un torneo tra gli amici di quartiere. Questo è un momento che vale 1000 punti, da ricordare, perché Frank sa ‘che in tutta Fort Lauderdale, e molto probabilmente in tutta la Florida, non c’era un altro bambino in grado di fare’ ciò che aveva appena fatto lui. Ma come Frank si separerà presto dalla sua Meraviglia Nera, lo yo-yo scintillante che ha vinto come premio, imparerà altrettanto presto cosa vuol dire il distacco. Il primo distacco in amore, ad esempio, quando Frank, costretto dalla propria famiglia a continui spostamenti a caccia di lavoro, perderà di vista Jessica, la bambina che ama. Anche questa è una prima volta e anche questa volta non la si dimentica. Questo attaccamento al ricordo, potrete constatarlo nel racconto Le notti lontano da casa in cui Frank dirà:

 

‘Jessica era l’unico amore completo e privo di complicazioni della mia vita, e una volta rievocato quello capii di non avere la forza per abbandonarla. Seguii il gatto in mezzo alla terra e pensai a Jessica, sollevato di sapere che era lei, e non gli altri, ad attirarmi indietro, che era l’amore, e non l’assenza di coraggio, che mi costringeva a capitolare’.

 

Ma senza dubbio il distacco più duro di una vita è il momento della morte e in Stop-Time c’è anche questo. Succede nel racconto La morte solitaria. Quando al piccolo Frank diranno senza mezzi termini: ‘Tuo padre ha il cancro e presto morirà’ capiamo che è la vita a essere spietata e non la mancanza di tatto dell’amico Pete.

In poche parole Stop-Time è esattamente come la vita: imprevedibile, a volte bugiardo altre volte cinico, spesso divertente e pieno d’ironia. Nel leggerlo avrete la sensazione di ascoltare un vecchio amico raccontarvi la storia della propria vita, ma decisamente più bravo a scrivere racconti. Non fatevelo scappare, altrimenti potreste spettare altri cinquant’anni prima di rivederlo nelle librerie.

Commenti

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  • Vanda Grazia (mercoledì, 04. febbraio 2015 17:17)

    ...si pensa di interrompere i ricordi, ma tutta la nostra vita è il risultato di un passato meno impostore del presente. Così si arriva a pensare a come siamo stati, a riportare il timone su qualche
    cosa che non è del tutto esaurita e lasciare che una nuova voce ci parli piano

 

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