L'amante fedele, Massimo Bontempelli

Incontri Editrice

pp 285

Euro 15

di Giuliana Riccio

 

Nel 1953 vinceva il premio Strega con una raccolta di racconti, L’amante fedele, Massimo Bontempelli la cui  poetica, riassunta nella vaga espressione di realismo magico, si proponeva di offrire al pubblico materiali narrativi pieni di ricca affabulazione, e di suggestioni da cui ricavare il senso del meraviglioso insito nel reale. In questa prospettiva, quei quindici racconti riproposti oggi in una nuova edizione per la Collana Kufferle di Incontri Editrice, possono aiutare a comprendere ricchezza e limiti della scrittura di Bontempelli. Si tratta di storie brevi, in cui il protagonista è spesso coinvolto nella ricerca di un qualcosa di non definito e di non definibile che viene percepito dal lettore come indispensabile per districare l’ingarbugliato destino del soggetto in azione.  Non a caso, molto spesso, lo scenario in cui si dispiegano queste storie è notturno. Nella notte, tutto acquista un senso assoluto:

 

E allora può darsi che d'improvviso, se la tua anima è chiara, tu avverta in te lo svegliarsi d'un senso che non è nessuno dei poveri cinque sui cui s'imbastisce la nostra vita terrena.  

Massimo Bontempelli

Il buio si fa interprete delle esigenze oniriche dell’uomo, gli offre scorci del reale in cui è possibile inciampare in un sogno senza cadere nell’inganno della magia. I racconti di Bontempelli vogliono ricordarci che la realtà non necessita di fantasticherie per sorprenderci, basta infatti sapersi porre in ascolto per lasciarsi incantare dalla natura stessa delle cose che, lungo la strada che ci separa dall’alba,  possono accadere. Così, ad esempio, il protagonista di Luci è chiamato da una voce non definita a mettersi in marcia per andare incontro ad un mistero:

 

Mi svegliò di piena notte una voce sussurrandomi: Su, in cammino. Mi levai in piedi e tutt’intorno senti­vo il mondo respirare sotto un cielo discreto. La notte era bassa, non veniva dal cielo ma dalla terra e dalle strade. La mia strada s’apriva davanti a me come un viottolo battuto tra due siepi d’arbusti e che anda­vano a perdersi nell’ombra.

 

Altre volte le storie disegnano un percorso di riscoperta del senso di umanità. Accade, allora, che i personaggi schiacciati dalla presenza della morte imminente si risolvano in gesti di solidarietà inattesa. Così Il Ladro Luca, ma anche il Pietro di Pietro e Domenico. In questi casi il lirismo di Bontempelli raggiunge i suoi risultati più alti, offrendo al lettore scorci catartici:

 

Prima di lasciare il tetto e abbracciarsi al doc­cione, guardò una volta ancora il cielo. Aveva cento volte lavorato di notte ma non s’era mai accorto che ci fossero tante stelle.

 

L’Imperatrice e Il segreto sono invece incentrati sul tema della follia che, con toni pirandelliani, si rivela essere la chiave d’accesso ad una felicità altrimenti impossibile.

Il ritmo epico della scrittura cesella un mondo composito di eventi che tuttavia presentano il limite dell’irrisolutezza. La narrazione procede per intrecci esasperati che non sembrano approdare in scene definitive e capaci di giustificare l’inclito andare dei soggetti narrati e, se nei racconti brevi il fascino simbolico e ammaliante della scena in cui si svolgono gli eventi attutisce la mancanza di un forte movente dell’azione, nel racconto lungo, Acqua, il tono fiabesco e a  tratti mitologico con cui ci viene offerta la storia, non basta a giustificare la trama articolata di un racconto che difatti non racconta. La protagonista Madina, con il suo percorso di dissoluzione, da fanciulla ad acqua, incarna i limiti della scrittura di Bontempelli che come Madina, appunto, appare ammaliante, fascinosa in grado di condurci in foreste di simboli, ma incapace di  restare nel mondo, di essere carne.

Ciò che più è affascinante nella onirica prosa di Bontempelli, è la sua capacità di regalare al narrato un tratto immaginifico evanescente ma nello stesso tempo credibile; un’abilità preziosa e rara, quella di, come dice lo scrittore Bernard Malamud, giocare con il fuoco e con la magia in maniera così sicura da offrire ai suoi racconti un realismo efficace, in cui perdersi e riperdersi.

Commenti

Non sono ancora stati effettuati inserimenti.
Inserisci il codice
* Campi obbligatori

 

ATTIVITÁ
 

Consiglia questa pagina su:

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Osservatorio Sul Racconto - 2014 Tutti gli articoli presenti su Cattedrale sono tutelati dalle clausole del Creative Commons