Isola grande Isola piccola, Francesca Marciano

Bompiani

Traduzione di Tiziana Lo Porto

pp. 336

Euro 18

 

di Elena Cattaneo

 

Tu butti qualcosa nel mare, e il mare (dopo un tempo imprecisato e imprecisabile) te lo restituisce lavorato, finito, levigato, lucido o opaco secondo il materiale. (…) Farà solo pezzi unici e irripetibili.”

Bruno Munari, Il mare come artigiano

 

Un piccolo libro di Bruno Munari, Il mare come artigiano, cataloga una grande varietà di object trouvé prodotti dalle acque, che si possono rinvenire durante una passeggiata sulla battigia. Pezzi unici e irripetibili. Per analogia, si può dire che la vita rimodelli ciascuna identità incessantemente, artigianalmente. Nei nove racconti che compongono Isola grande, isola piccola di Francesca Marciano ci immergiamo in un laboratorio esclusivo del tutto simile a questo, seguendo (come dentro a un’onda) i cambiamenti, i salti temporali e i viaggi fra continenti dei personaggi. Il titolo originale è The Other Language e, benché Francesca Marciano sia italiana, l’opera è stata originariamente scritta in inglese (allo stesso modo dei tre romanzi che la precedono – in quest’ultimo caso la flessuosa traduzione è di Tiziana Lo Porto). Il legame dell’autrice con l’editore americano è un punto fermo, così la distribuzione degli idiomi: l’inglese è riservato alla narrativa, l’italiano alle sceneggiature (la sua carriera come autrice cinematografica inizia negli anni Ottanta, con Salvatores e Verdone, mentre la pellicola più recente di cui firma la sceneggiatura è datata 2013, Miele). In quest’ultima raccolta di racconti, l’altra lingua rappresenta tutto ciò che i personaggi dovranno giocoforza imparare. Ma è una lezione che non ha a che fare con lessico e sintassi, si tratta invece di una grammatica esistenziale, necessaria a ciascuno per riposizionarsi o perdersi del tutto.

Emma adesso non ricorda come avvennela magia. Chi disse cosa, quali parole furono pronunciate (…) La nuova lingua era sgorgata come un flusso,

una metamorfosi istantanea di cui era totalmente ignara.”

 

Con una forza non dissimile da quella del mare che rimodella gli oggetti, ogni identità in questi nove racconti verrà riplasmata dopo essersi tuffata in un altro luogo, o in un’altra dimensione possibile, anche solo per lo spazio di un acquisto azzardato (è il caso di Chanel, dove una regista si regala un vestito prezioso, certamente troppo caro, che indossato le regala un’altra personalità, forse più vicina al suo vero centro).
La prosa di Francesca Marciano rimanda a un’idea di narrazione ampia, probabilmente influenzata dalle sue prove precedenti; le ellissi temporali, tutte ben orchestrate, permettono di ricostruire interi archi di vita dei personaggi (per la maggior parte donne). Come loro, anche l’autrice ha viaggiato e vissuto in diversi paesi: gli Stati Uniti, il Kenia, l’India e l’Italia. I suoi protagonisti, spiega lei stessa in un’intervista, escono dalla comfort zone per trovarsi in territori variamente inospitali. E il lettore con loro viaggia, catapultato dalla Laguna di Venezia, a un lussuoso albergo indiano, fino all’Africa più trascurata, ripudiata anche dalle ONG. Al centro c’è Roma e le parole di una canzone scritta tanti anni prima da una rock star per un amore giovanile, Roman Romance. In questi racconti si cresce, si cambia, si invecchia, a volte occorre sopportare lutti precoci, ricordi di gioventù - ma non è tutto. Qualunque età appare buona perché l’onda arrivi a rimetterci in gioco. Certezze non ce ne sono, tranne forse alcuni indizi che, con raffinata ironia, fanno pensare che la vita sia più saggia di noi.

In seguito, quando cercarono di spiegare agli amici perché il loro matrimonio fosse andato in pezzi (nell’espace d’un matin, così aveva detto lei), ammisero di non sapere come era potuto succedere. Era accaduto tutto come in sogno, avevano detto.

Uno strano sogno così vivido da sembrare vero, finché era durato

Francesca Marciano

Nella scrittura di Isola grande, isola piccola risuona la voce di altri scrittori. Francesca Marciano stessa indica come lettura imprescindibile, tra gli altri, Alice Munro, John Cheever e Richard Yates. L’esemplare racconto di formazione che apre la raccolta italiana (L’altra lingua, appunto) e che parla delle trasformazioni del mondo di una ragazzina durante due vacanze in Grecia, ricorda, per nitore nel tratteggio dell’animo adolescente, l’abilità dei maestri nella narrazione dei più giovani – viene in mente Bianca Pitzorno. Non sorprende il vivo apprezzamento di Jumpa Lahiri (statunitense di origine bengalese, ora stabilita a Roma). Nei racconti di entrambe, i personaggi si posizionano fra mondi diversi, in una terra di mezzo dove le suggestioni del passato tornano in modo pervasivo e seducente. Impariamo che la geografia è un fatto interiore, una mappa personalissima e unica. 

Anche il nostro essere “altro dalla natura” va riconsiderato:

 

In italiano non esiste l’equivalente della parola wilderness.

L’unica traduzione possibile è natura, anche se la natura spesso è anche pacifica, addomesticata, un sogno pastorale.”

 

In diversi brani (Il Club; Isola grande, isola piccola; La presenza degli uomini; La teoria dei quanti) la presenza di questa natura poco addomesticata si fa sentire. Da una parte esiste l’uomo e dall’altra la wilderness: le spiagge irraggiungibili di un territorio africano deturpato dalle architetture sovietiche, il sole che brucia nel sud Italia in piena estate. A volte è solo una traccia, come un corvo che sveglia una donna “di colpo, strappandola dal sogno”.
Isola grande, isola piccola, il catalogo è questo: salti nel tempo, spostamenti, cesure, metamorfosi, il confronto serrato con la parte selvaggia e dimenticata di noi. Nell’altro mondo di questi racconti i legami familiari sono deboli; più vigoroso è il senso di sé, la consapevolezza di essere stati qualcuno, senza nostalgia. Pezzi unici e irripetibili. Di questo ci parla Francesca Marciano, dell’arte dell’esistenza, camaleontica e varia.

La sua nuova vita la stava aspettando dietro l’angolo.

Bastava solo saltarci dentro. Non c’era nulla da temere. Dopo tutto i grandi cambiamenti arrivano così, senza preavviso, come le alluvioni o gli incendi.”

 

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