Fuori dai giochi, Francis Scott Fitzgerald

ed. 66thand2nd

Traduzione di Roberto Serrai

pp. 352

Euro 20

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 di Bruno Puntura

 

Per chi è a caccia del nuovo ma diffida delle novità. Per chi legge i vivi ma si fida più dei morti. Per chi non disdegna i romanzi ma stravede per i racconti. Ma soprattutto per chi ama lo sport più praticato dagli italiani – stare seduti sul divano a guardare la partita – da oggi c’è una scusa in più per continuare a scaldare la vostra poltrona. È nelle librerie Fuori dai Giochi di Francis Scott Fitzegerald edito da 66thand2nd. La buona notizia è che potrete praticare un po’ di sport senza versare una goccia di sudore, la cattiva è che dovrete spegnere la TV. Ma Fitzgerald si merita qualche sacrificio, ve lo dice uno che di sport non ci capisce nulla.

Il volume raccoglie quindici racconti, una poesia, un articolo su Princeton e un profilo autobiografico, e non parla proprio di calcio, ma di football, per lo più. A questo punto vi starete dicendo che voi di football non ci capite un beneamato nulla e che sarebbe meglio investire quei 20 euro in birre. Ma prima che vi buttiate sull’alcol mi sembra giusto dirvi come stanno le cose: questo libro non parla esattamente di sport e non incontrerete nemmeno solo giocatori di football. Vi imbatterete in ballerine, trapezisti, caddie, nuotatori e pianisti. Vi troverete davanti a un affresco straordinario e inconsueto di personaggi variopinti. Verrete travolti dall’ottimismo degli anni Venti che, nonosante la crisi che li attende, permette ai protagonisti di Fuori dai giochi di mettersi continuamente alla prova, loro malgrado, con una vita ancora entusiasta. Ogni racconto ci parla proprio di questo: della capacità che hanno gli uomini di mettersi in gioco con il proprio destino perché, come si legge in Testa e spalle,

 

“la vita afferra le persone e le costringe alle acrobazie agli anelli”.

 

E se nello sport l’importante è vincere, nella vita conta più come si arriva alla meta. È il percorso dell’uomo, non il suo obiettivo, che interessa a Fitzgerald. Un percorso a ostacoli, dove le prove da superare possono anche essere semplici sfide sportive ma il risultato punta sempre a grandi conflitti interiori. Allora può capitare che una partita di football diventi il simbolo del riscatto sociale, come per Dolly in Lo Yale di Bowl. Quando la sua ragazza gli dice:

 

“So qual è il tuo problema: sei debole e vuoi essere ammirato”,

 

sappiamo che Dolly si giocherà molto più di una banale vittoria sportiva. Così come un semplice passaggio sul campo è capace di far sentire il protagonista de Il più presuntuoso finalmente parte della squadra. Fitzgerald ci sta dicendo che la vita è fatta di attimi da cogliere al volo e noi – per coglierli – dobbiamo avere muscoli tesi, nervi saldi e riflessi pronti, perché

 

“non ci è dato conoscere quei rari momenti in cui le persone si aprono e il minimo tocco può indebolirle o guarirle per sempre. Un solo istante di ritardo e non potremo mai più raggiungerle in questo mondo. Non verranno curate dai nostri farmaci più efficaci né uccise dalle nostre spade più affilate”.

 

Personalmente ricorderò queste poche righe come il momento sportivo più emozionante della mia vita.

Ogni racconto pone un faro sull’uomo e sulle sue debolezze più nascoste: la competizione che logora la vita di coppia, ad esempio, quando un marito e una moglie si trovano a gareggiare sullo stesso campo da gioco. Succede in Che bella coppia!, quando Stuart viene scartato dalla vittoria di Helen perché

 

“lei aveva dimostrato di essere la più forte” ed “era molto strano e triste che il suo matrimonio” dovesse “concludersi così”.


F.S. Fitzgerald

È un’umanità sconfinata, quella che passa attraverso il racconto, forma narrativa che Fitzgerald ama almeno quanto il romanzo. E il racconto sembra essere perfetto per avvicinarci ai limiti dell’uomo:  è rapido ma mai indolore. In questo, forse, sta la sua grandezza.

Insomma, la sensazione che si ha dopo aver letto Fuori dai giochi è che – anche se non parla esattamente di sport – i 18 componenti della raccolta sanno fare davvero squadra. Una segnalazione speciale va a Roberto Serrai che, con la sua traduzione, ha restituito forza e vigore alla prosa di Fitzgerald, se mai ne avesse avuto bisogno. 

L’unico consiglio che vi posso dare è: allenatevi, altrimenti vi toglierà il fiato. È un libro forte, che punta dritto alla gola. Ma non spaventatevi, ci sono anche svariati tempi di recupero dove potrete frequentare “feste bagnate da fiumi di birra”. E nel caso in cui foste pentiti per non aver investito in alcol, questo è il vostro momento: consolatevi! Ma sono certo che preferirete passare una serata in compagnia dei ragazzi di Princeton, ballando fino a notte fonda in cerca di un passaggio romantico. E tra una partita e l’altra, gli amanti più incalliti di Fitzgerald potranno cogliere, in ognuna delle protagoniste femminili, l’inquietudine, la vulnerabilità e la forza di Zelda che hanno fatto innamorare per sempre il giovane Scottie.

E se sarete ancora sulla vostra poltrona, e, soprattutto, se sarete arrivati alla fine della partita col magone, potrete ricominciare da capo. Il bello dei buoni racconti è che si fanno sempre rileggere volentieri, senza mai farvi sentire fuori dai giochi.



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