Safari

di Laura Pugno

 

Quella notte, Marco sogna come sempre la stessa cosa, un bambino che si perde nel bosco e che viene cresciuto dalle bestie fino alla pubertà. La creatura del sogno non gli somiglia, cerca di sfuggirgli, pensa che da lui possa venirle un male. Questa volta, nel sogno di questa notte, è una bambina cresciuta dalle bestie, ha i capelli aggrovigliati e sporchi, i capezzoli che già si stanno sviluppando. È venuta anche qualche notte prima, poi scompare nel fondo del bosco o cede il posto nel sogno al suo compagno maschio. Ma adesso è giorno, Marco segue Damiani che gli va davanti con le armi e il carniere, facendo di tutto per non lasciare tracce per terra né l’uno né l’altro, gli alberi da questa parte sono così fitti che quasi non filtra la luce e dovranno addentrarsi ancora di più nel bosco, guarda le spalle e la schiena di Damiani mentre camminano, ha il fiato corto, mentre Damiani è instancabile. Avrà quasi quarant’anni, è un uomo magro, Marco invece ne ha venticinque, si fa crescere la barba – che è rada, a chiazze – per coprire i suoi lineamenti, che non sopporta e che sono infantili. Damiani si volta verso Marco, stanno entrando nella parte di bosco dove dovranno fermarsi, sta per chiudersi il fitto degli alberi, poi si riaprirà nella piccola radura dove già stanno i due, sono arrivati da due giorni, vengono dal campeggio più a sud, lui li ha già visti, guarda Marco che gli viene dietro più lento, si muove come uno che inciampa nel sonno. Quando li vede, Marco – sono un ragazzo e una ragazza, hanno deciso di dormire, per una notte, fuori dalla tenda, tra gli alberi alti di quella parte, anche se l’erba non è così secca, e ci sono gli insetti; lei è piccola e ha i capelli biondi corti, divisi a ciocche sottili dall’umidità, lui dorme più lontano e le dà le spalle – improvvisamente sente il vomito risalirgli dallo stomaco. Guarda bene, dice accanto a lui la sua guida. Torniamo domani notte. Marco toglie subito gli occhi da quella scena.

 

La ragazza si chiama Anna, gli dice Damiani. Le ha rubato i documenti, è una misura che bisogna prendere, non andranno subito a denunciare il furto, lei e il ragazzo, l’altro, sono qui a caccia, hanno fucili e coltelli, forse hanno le sue stesse ragioni per trovarsi qui, pensa Marco mentre Damiani parla; Damiani e Marco hanno un accordo, Damiani lo porterà a uccidere due persone per il prezzo che lui gli ha pagato, sono il ragazzo e la ragazza della tenda, il prezzo è alto ma Damiani si occuperà di tutto, è il suo commercio, ha detto a Marco la persona che li ha messi in contatto e che ha già fatto lo stesso accordo con Damiani e si è trovato bene, Marco non avrà conseguenze; di tutto significa scegliere i due da uccidere, portare Marco sul posto e fargli da guida, far sparire i corpi e sviare la polizia di zona. Marco non sa dove si trova, è stato condotto nel bosco in macchina e bendato, capisce di trovarsi verso il confine a est, ma non saprebbe dire dove, questa è un’altra misura per la sua sicurezza. Marco si è fidato di Damiani e della persona che li ha messi in contatto. E anche, Marco si fida della sua mira, sa di non aver nemmeno bisogno di guardare per centrare il corpo, gli viene naturale.

 

Ritorna il giorno dopo con Damiani, sta tutto il giorno tra gli alberi a spiarli, vede come il ragazzo è più lento, sarà probabilmente più facile prenderlo per primo, la ragazza invece è nervosa e veloce, sembra anche migliore con le armi. Marco sente, mentre osserva, i muscoli che si intorpidiscono, mentre Damiani resta perfettamente immobile ore e ore come se ci fosse abituato, quando si alza sembra che non abbia neanche bisogno di sgranchirsi le gambe. Resta tutto il giorno a guardarli, fino a quando viene la notte. Il giorno dopo Marco dovrà ritornare da solo, Damiani sarà nei paraggi, gli terrà gli occhi addosso, ma non interverrà per aiutarlo a meno che non si faccia ferire gravemente e debba essere portato via. La notte Marco starà nella baracca. A volte, prima di andarsene, la notte, con una voce bassa, sempre uguale, come di chi riferisca cose che non gli sono successe di persona, o forse molto tempo fa, Damiani gli racconta di quello che c’è stato da quelle parti dopo la guerra, pochi anni prima. Damiani raccontando vede le scene chiarissime dietro le palpebre, a volte gli dice invece di chi è venuto prima di lui a dargli quello stesso lavoro, preferisce che siano ragazzi molto giovani, è più facile, imparano prima.

 

Nella baracca c’è un letto, un fornello, riviste porno. Il letto è dietro un tramezzo di legno, il bagno è sul retro, bisogna uscire. La notte fa freddo. Comunque Marco deve restare dentro. Damiani prima di andarsene gli ha lasciato anche dei sonniferi, la prima notte non dorme nessuno, gli spiega. Marco non sa dove vada Damiani, se stia con una donna, crede di no. Probabilmente dorme in un’altra baracca dove non portano nessuno, o forse lascia il bosco e torna in città, si ubriaca, va a puttane, pensa Marco. Butta giù i sonniferi. Vede la bambina selvatica, da qualche giorno invece il maschio non si fa vedere, sta bevendo l’acqua di una pozza, sembra che lecchi l’acqua con la lingua. Marco ha in tasca un involto con piccoli bocconi di carne, lo tira fuori dalla giacca, la bambina vede e fiuta. Marco apre l’involto, getta i bocconi di carne alla bambina che li mangia, non può avvicinarsi di più, la bambina mangia stando sulle ginocchia e sulle mani, ha i denti macchiati. Marco nel sogno vede un uomo spiarli da dietro gli alberi, lui e la bambina, un uomo che forse è Damiani, o forse non è un uomo, è l’ombra di un animale, qualcosa che sorveglia la bambina. Poi lei è in una gabbia, l’hanno catturata, ci sono degli altri uomini, Marco osserva senza parlare, forse potrà comprarla; prima che questo secondo sogno finisca si fa giorno.

 

Adesso Marco è da solo, è tornato sul posto. Il ragazzo muore subito, Marco non ha nemmeno bisogno di prendere bene la mira, ha il silenziatore, il ragazzo muore in modo molto stupido, Marco non guarda, verranno, ha detto Damiani, a prendere il corpo e a farlo sparire, Marco non deve preoccuparsi. La ragazza è andata al fiume a lavarsi o forse no, non tornerà, forse è stata avvertita. Forse ha lasciato il ragazzo a farsi uccidere da Marco per salvarsi la vita, ma è difficile andarsene da lì, molto difficile, Marco non dovrebbe avere problemi a trovarla, gli ha detto la sua guida. Sempre senza guardare il corpo Marco si avvicina alla tenda, fruga tra le cose, prende i soldi anche se questo è contro l’accordo. Prende anche un paio di stivali e una giacca che sono della sua taglia, il ragazzo ha la sua stessa corporatura. La ragazza ha pochissime cose sue, gli sembra, le armi non ci sono, né quelle di lei né quelle del ragazzo. Marco sente paura e ancora il vomito, Damiani gli ha detto che è un vigliacco ma non per via del loro accordo che ha accettato e che è quello che fa per vivere: Marco ha paura di Damiani, ha paura che possa violare l’accordo e ucciderlo, per questo Damiani lo lascia dormire da solo nella baracca.

 

Damiani intanto è già a metà strada da dove dovranno raggiungersi, calcola il tempo, fuma metodicamente, sigaretta dopo sigaretta, deve lasciare a Marco tempo sufficiente, è il primo giorno da solo, altrimenti sarà tutto molto più lungo, si perderà molto altro tempo se oggi lui, Damiani, dovesse arrivare troppo presto. Ecco, la ragazza sta ritornando, vede il ragazzo per terra che perde sangue, si avvicina, capisce che è morto, urla, si accovaccia sul corpo, piange, Marco vede tutto questo da distante, potrebbe anche prenderla adesso e avrebbe finito, ma non sarebbe prudente avvicinarsi ora, aspetta. Chiude gli occhi, quando li riapre la ragazza non è più visibile, si perderà, presto sarà completamente buio.

 

Quando Damiani lo raggiunge per occuparsi del corpo Marco ha già nascosto giacca e stivali, gli parla con calma, come chi non ha niente da nascondere. Tanto Damiani se ne accorgerà comunque. Due giorni dopo Marco si ferisce a una mano, in modo stupido. Cade e si appoggia male su una pietra, rischia di rompersi un braccio. Damiani lo riporta alla baracca, lo chiude dentro, verrà all’alba per lasciarlo uscire, potrà pisciare in un secchio. Nella baracca Marco trova una mezza bottiglia di vodka cattiva che Damiani deve aver lasciato lì da molto tempo, riesce con quella a ubriacarsi, la testa gli fa male. Non si accorge del passaggio tra la veglia e il sonno. La bambina selvatica ha del sangue che le cola da un braccio, anche lei si è ferita o è stata morsa da una del branco, è vicino al fiume, lui la vede e cerca di avvicinarsi, intorno c’è il branco, distingue solo le forme nere, anche questa volta non arriverà alla fine del sogno, il branco copre la figura della bambina, entrano in acqua, lei tra le altre ombre è un’ombra più chiara, l’acqua smorzerà il sangue, la bambina è già sull’altra riva, l’altro, il maschio, non è più tornato, Marco ha già sognato di ritrovarne il corpo con i segni dei denti di una bestia più grande che ne ha divorato parte, di sfiorare anche lui con i denti la carne. Si sveglia sentendosi la febbre, forse è solo stanchezza, si alza comunque, si veste, Damiani gli ha lasciato una maglia pesante.

 

Da tre giorni ha perso le tracce della ragazza. Damiani sa forse dove si trovi, ma non dice niente. Marco vorrebbe quasi lasciar perdere, mezzo accordo è già concluso con la morte del ragazzo, sta venendo freddo, di notte sente la pelle che gli si aggriccia, l’umido più forte e di continuo gli insetti, gli ultimi di quella stagione. Damiani viene sempre più di rado da lui, forse vuole solo che scada l’accordo – c’è un tempo preciso che hanno stabilito al momento di pagare – e che Marco se ne vada. Ci sono giorni interi in cui non succede niente, o anche giornate di pioggia e allora Marco ritorna alla baracca, resta a lungo in una specie di torpore, anche se proprio in quei giorni lei potrebbe riuscire a sfuggirgli definitivamente, trovare il limite del bosco, la strada, farsi portare via da una macchina.

 

Damiani sa come potrebbe andare adesso, esattamente com’è andata le altre volte, Marco non è diverso dagli altri, non è migliore. Quel giorno stesso prende la ragazza di striscio, finalmente l’ha avuta davanti fra gli alberi dopo giorni, è riuscito a ferirla, lei corre mentre perde sangue, ci vorrà poco a finire, Marco la segue fra gli alberi tra cui lei si nasconde, la ragazza non potrà sfuggirgli per molto anche se corre cercando di non sentire la ferita al braccio, Marco per due volte la manca, non è possibile, pensa. Adesso la ragazza è davanti al lago, segue la riva per poco poi si butta in acqua, c’è il rischio che si infetti la ferita, è una buona nuotatrice, Marco no, entra ugualmente nel lago dietro di lei tenendo la pistola con il braccio in alto, il fucile non l’ha con sé quel giorno, la ragazza sta nuotando, è al largo adesso, l’acqua sotto Marco si è fatta fonda, un passo di troppo e annaspa, lei è ancora più lontana al largo con bracciate furiose, Marco alza gli occhi, tra gli alberi della riva c’è Damiani che lo sta guardando. Lo stesso ritorna verso la spiaggia, esce dall’acqua gelida e segue la riva del lago, si è immerso fino al torace tenendo le braccia levate in alto, gronda acqua.

 

Come ogni volta da quando si è ferito alla mano Damiani viene a chiuderlo nella baracca per la notte. Marco cerca di dire di no, Damiani non gli dà retta, gli dà uno spintone per farlo entrare nella baracca, Marco non fa in tempo a reagire che Damiani l’ha già buttato a terra con tutto il corpo, sbatte la faccia contro le assi del pavimento, si spacca il labbro, poteva spaccarsi il naso. Capisce che è inutile, cede, rilassa i muscoli. Damiani si alza, aiuta Marco a tirarsi su, gli dà un fazzoletto di stoffa per pulirsi il sangue dalla faccia, non dice niente, esce, chiude Marco dentro. Solo nella baracca Marco si butta sul letto, il labbro gli fa male. Si addormenta di colpo, dalla finestra con le grate filtra ancora un po’ di luce. Quella notte la bambina selvatica ha davanti i bocconi avvelenati, si è allontanata dal branco, non ne mangerà, forse fiuta il veleno, Marco sta immobile e guarda, lei indietreggia, sembra che lo riconosca dagli altri sogni, Marco sa che non la vedrà più.

 

In una prima stesura, e con il titolo “L’ubbidienza”, questo racconto è compreso nella raccolta d’esordio di Laura Pugno, “Sleepwalking. Tredici racconti visionari”, Sironi 2001 (collana indicativo presente , a cura di Giulio Mozzi).

 

Laura Pugno è nata a Roma. Ha pubblicato: quattro romanzi, La caccia (Ponte alle Grazie 2012) vincitore del Premio Letterario Frignano 2013, Antartide (minimum fax 2011), finalista al Premio Ultima Frontiera e al Premio Maria Teresa Di Lascia, Quando verrai (minimum fax) 2009, finalista al Premio Volponi, Sirene (Einaudi), finalista al Premio Bergamo, vincitore del Premio Libro del Mare 2008 e del Premio Dedalus 2009; una raccolta di racconti, Sleepwalking (Sironi 2002). La sceneggiatura tratta dal libro ha vinto il Premio Scrivere Cinema per il Miglior Script, Autumn Film Festival, Verona 2005 ed è stata selezionata per il 29esimo workshop internazionale di sceneggiatura Equinoxe TBC 2007, Royal Resort, Evian (Francia). Ha pubblicato tre raccolte poetiche, La mente paesaggio (Perrone 2010), Il colore oro (Le Lettere 2007) e Tennis (Nuova Editrice Magenta 2002); la plaquette gilgames' (Transeuropa 2009) con musica dell'Ensemble Kobayashi e i testi teatrali di DNAct (Zona 2008).

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Commenti

  • Noemi (giovedì, 27. agosto 2015 23:17)

    Grazie per questo racconto. Ritmo avvolgente, intenso, ti trascina giù fino all'ultimo punto. Alla fine non sai più se sei Marco, Damiani, il ragazzo morto, la ragazza viva, la bambina del sogno, il
    ricordo di quello che c'era prima; oppure se puoi dire di essere ancora tu, lettore, fermo sul bianco a seguito della conclusione.

  • Luca (giovedì, 03. dicembre 2015 15:10)

    E' scritto molto bene ed ha un ottimo ritmo.
    Peccato che sia uno spudoratissimo plagio di un racconto di Mauro Covacich.

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