Osservatorio esordiente

CICLOPI

 

 

Era il primo inverno in cui si risvegliava a pomeriggio inoltrato, con l’orologio che segnava le cinque, facendo un calcolo si rendeva conto di aver dormito nove o dieci ore, e sentiva i muscoli tesi dentro le braccia, nei punti forzati per passare il sapone l’acqua il lucidante, e con i muscoli tesi si metteva a preparare un pasto in cui unire colazione pranzo e cena, e quando poi aveva ancora fame, verso le dieci, prima di uscire per tornare alla discoteca, si teneva l’appetito per uno di quei tramezzini che portavano i colleghi, e che da quel momento in poi in un misto di sottilette e maionese, pomodoro e mozzarella, non sarebbe mai più riuscita a mangiare senza sentire uno strano senso di disagio allargarsi dalla bocca alle braccia, come se il corpo reagisse in automatico, ricordando meglio di lei quell’inverno lontano.

Festa


In principio andavamo in piazza per l’acclamazione una volta alla settimana. Era per noi il giorno di festa. Vi dedicavamo gran parte delle nostre energie e delle nostre attese. Noi uomini indossavamo un completo elegante, appena stirato, scarpe lustre, talvolta una cravatta, noi donne ci preparavamo sin dal primo mattino, studiavamo ogni particolare per apparire luminose, lisce, desiderabili. In principio noi bambini restavamo a casa. In principio la festa non era per noi. 

Il Pegno

 

La biglia cominciò a scivolare sull’asfalto in discesa. «Prendila!», disse Anna mentre già correvo da quando le era sfuggita di mano. «Ferma, fermati, ferma», ripetevo a denti stretti. La biglia si schiantò contro il muretto dell’aiuola, fece un piccolo balzo, si mosse ancora e si fermò.

 

Un'altra estate

 

Uscire la sera no, stare con gli amici la domenica neanche e il pomeriggio sempre in casa. Vallo a dire a mio padre, il motorino non voleva comprarmelo, una ragione particolare non c’era, se c’era non usciva dalla sua bocca e immaginarla non serviva a niente.

Quattordici anni. Altrove avrei trovato una soluzione, invece a Migliara potevo spostarmi solo in auto coi miei genitori, in corriera per andare a scuola o in sella a un altro motorino se qualcuno fosse stato tanto gentile da propormelo e se i miei non l’avessero saputo.

C'è vita su Marte


Non ha un’aria qualunque, non l’ha mai avuta. Anche se ha solo sedici anni.

Anche se non ha nient’altro eccetto la sua età. Mentre guida le sembra di essere qualcosa di più di una ragazza. È una sensazione che la riempie di vertigine ed euforia: sentirsi lanciati, liberi, fa questo effetto.

 

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