Contratto con Dio” di Will Eisner:

la prima graphic novel in assoluto era una raccolta di racconti

di Armando Festa

Per chi, come me, tra la fine degli anni '90 e l'inizio del nuovo millennio si è trovato a frequentare l'ambiente delle fumetterie, si sarà accorto che in quel periodo stava diventando di uso comune il termine inglese graphic novel.

Con graphic novel si intendeva (e si intende tuttora) un libro autoconclusivo a fumetti generalmente indirizzato ad un pubblico adulto. Nonostante la sua traduzione letterale sia romanzo grafico, noi italiani abbiamo sempre adoperato questo termine al femminile (la graphic novel) forse per un'assonanza tra novel e novella.

Ufficialmente il primo romanzo grafico in assoluto è stato “Contratto con Dio” di Will Eisner.

Dopo decenni in cui gli eroi delle storie disegnate erano stati esclusivamente supereroi o avventurieri, con quest'opera diventavano finalmente protagoniste le persone comuni, con le loro vite, le loro debolezze ed i loro desideri. Contemporaneamente, le tematiche narrative cominciavano ad attingere ad una tale profondità da potersi confrontare, senza rischio di sfigurare, con altri media come il cinema e la letteratura, rispetto ai quali il fumetto era considerato, fino ad allora, un'arte minore. 

 

Ma, a voler essere precisi, la definizione di graphic novel attribuita a quest'opera di Eisner è piuttosto sbagliata. “Contratto con Dio” non è un romanzo, ma una raccolta di quattro racconti che derivano in parte da ricordi personali dello stesso autore e in parte dal suo desiderio di esplorare l'area della storia ebraico-americana che gli sembrava non essere ancora documentata.

Per l'epoca, lo stile grafico del libro era a dir poco rivoluzionario. Eisner rinunciò quasi interamente alla vignettatura, preferendo una suddivisione delle immagini più naturale e meno artificiosa ed eliminando la didascalia a favore di una vera e propria narrazione scritta. Un esempio perfetto di tutto ciò si ha già nello straordinario incipit: un disegno a tutta pagina, sormontato da lettere umide e gocciolanti che recitano “All day the rain poured down on Bronx without mercy” incombendo come il fato (o la volontà di Dio) su personaggio incurvato che cammina per strada, restituendo già tutta l'essenza dell'opera che, in una parola, potremmo esprimere con ineluttabilità.

Ma procediamo con ordine. Il primo racconto è quello che dà il titolo alla raccolta: “Contratto con Dio”. In esso, un giovane ebreo osservante incide su una pietra un contratto con Dio: egli vivrà una vita pia e devota ed in cambio verrà sempre protetto dall'Altissimo. Ma un giorno si abbatte su di lui una terribile tragedia che gli strappa la cosa che ha più cara al mondo: la sua figlia adottiva. L'uomo, così, accusa Dio di non aver rispettato i loro patti, sputa sulla pietra del loro accordo ed abbandona la fede, cominciando una vita senza scrupoli. 

Nel secondo racconto, “Il cantante di strada”, un uomo disoccupato e alcolizzato trascorre le sue giornate cercando di raggranellare qualche spicciolo cantando per le vie della città.

Un giorno da una delle finestre si affaccia una donna di una certa età che lo invita a salire. La dama è una ex-soprano e comincia a blandire il cantante ripetendogli che la sua voce è stupenda e che, se egli vuole, può renderlo ricco e famoso.

L'uomo, intontito da quelle parole, si concede sessualmente alla donna ma il suo sogno di gloria rimarrà irrealizzato.

Il terzo racconto è “Super”. Il viscido custode di un caseggiato è attratto da una giovanissima ragazzina che abita in uno degli appartamenti. Un giorno la ninfetta bussa alla sua porta proponendogli uno scambio: una monetina in cambio di poter sbirciare nelle sue mutandine. Ma questo gesto si rivelerà un piano diabolico per distruggere la vita dell'uomo.

Infine abbiamo “Cookalein”, il più autobiografico dei racconti, tanto che Eisner diede ad uno dei protagonisti il suo stesso nome: Willie. Si tratta di una storia corale, in cui si seguono le vicende di vari personaggi, intenti a trascorrere le loro vacanze sulle Catskill Mountains (un luogo di villeggiatura tipicamente frequentato da ebrei). Al centro c'è la storia d'amore tra un giovane uomo e una giovane donna, entrambi senza un soldo, che hanno avuto la stessa idea: fingersi ricchi nella speranza di riuscire a trovare così una moglie o un marito con cui sistemarsi. Quando invece scopriranno che entrambi sono degli spiantati, l'uomo, preso da un raptus di rabbia, stuprerà la donna.

In conclusione, tutti i racconti di “Contratto con Dio” parlano di un patto non mantenuto o comunque venuto meno. Che sia con Dio, con una vecchia soprano, con una bambina, con una donna che si fingeva ricca, le speranze di felicità che gli uomini avevano riposto in un accordo tacito o formalizzato, vengono inesorabilmente meno.

Perché, alla fine di tutto, come recita un vecchio proverbio ebraico, “Se vuoi far ridere Dio raccontagli i tuoi progetti”

E, in maniera non consolatoria, l'opera si chiude con l'alter ego dell'autore, Willie, che guarda desolato dal balcone di casa le strade della sua città, con tutte le sue storie. 

Commenti

Non sono ancora stati effettuati inserimenti.
Inserisci il codice
* Campi obbligatori

 

ATTIVITÁ
 

Consiglia questa pagina su:

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Osservatorio Sul Racconto - 2014 Tutti gli articoli presenti su Cattedrale sono tutelati dalle clausole del Creative Commons