di Francesca Regni

                                              

Sei scrittrice, poetessa, traduttrice. Non a caso, del tuo stile è stata elogiata quella fermezza lirica che non attenua, anzi accentua, la durezza degli avvenimenti presentati. Effettivamente la sensazione di delicatezza che si riceve in un primo momento, leggendo El mes más cruel (Impedimenta, 2010)  lascia presto spazio a uninquietudine crescente. Nei personaggi dei tuoi racconti ricorrono unansia di fuga e il desiderio di nascondersi; altre volte sembrano frustrati e impotenti, come fossero intrappolati in dinamiche di dipendenza di cui altri si approfittano. Ci parli di questa scelta? Da dove deriva? C’è qualcosa di autobiografico?

 

Quasi tutti i miei personaggi si trovano in una situazione di disagio e, nonostante davanti agli altri sembrino tranquilli, dentro sono come vulcani ardenti. Vogliono fuggire dal luogo in cui si trovano, vogliono essere migliori, più saggi, più indipendenti, però non fanno nulla per cambiare la loro situazione, perché fondamentalmente credono che non saranno mai felici: né in un altro luogo, né in un'altra situazione. La loro condizione, è, quindi, quella di una assoluta immobilità esterna, contrapposta ad una frenetica attività interiore. Tutti sono insoddisfatti perché anelano a una perfezione che sanno essere di fatto irraggiungibile, quasi di derivazione mistica. Una sorta di solitudine e di calma ideale, che non esiste nei loro mondi e che, se esistesse, comunque non gli piacerebbe, perché comporterebbe una rinuncia troppo grande a certe comodità di cui non sono disposti a fare a meno. Per questo l'insoddisfazione continua è, e sarà sempre, il loro marchio.

D'altra parte, la dipendenza alla quale ti riferisci è implicita alla volontà di non voler agire per cambiare le cose. Questi personaggi si aggrappano a qualcun altro, come lo farebbe un parassita, e lì si sentono sicuri, attaccati a quest'altro organismo dal quale cominciano a dipendere. Naturalmente questa sottomissione ha le sue conseguenze, perché l'organismo dal quale si dipende può approfittarsi della propria situazione di potere. Ed è proprio in questo potere che si accentua il dramma che avvolge tutti i personaggi del El mes más cruel.

 

 

Leggendo il libro ti ho immaginata alle prese con un confronto molto diretto con il tuo io più intimo. Forse mi sbaglio, ma credo che con coraggio hai voluto condividere ansie e insicurezze che ti appartengono. Che cosa ti ha lasciato lesperienza di scrivere El mes más cruel che peraltro ti ha consacrata Nuevo Talento Fnac?

 

Voglio unire questa domanda all'ultima parte della precedente e mi riferisco agli elementi autobiografici nei miei racconti. Sono convinta che sempre sia presente un riflesso della personalità dello scrittore in quello che racconta e nel modo in cui lo racconta. La stessa scelta dei personaggi, degli ambienti nei quali decide di farli agire, dei sentimenti che assegna loro, del tono che sceglie di impiegare: tutto ciò dice molto dell'autore, delle sue letture, dei suoi interessi e delle sue ossessioni. Perciò, nonostante alcune vicende narrate non obbediscano a fatti realmente accaduti, la sostanza dei testi, la filosofia che vi soggiace, l'intenzione, ecc... , sì che si riferiscono direttamente ai suoi interessi personali.

Se così non fosse l'attività letteraria mi sembrerebbe poco veritiera e poco stimolante. Nel mio caso, le tematiche che finisco sempre per trattare sono: la paura, l'isolamento, la solitudine e la dipendenza. E conosco bene sia i sintomi che gli effetti di tutti questi stati d'animo.

Quanto più si scrive dei propri fantasmi, più ci si addentra nelle loro origini e si arriva a conoscerne le caratteristiche, più si tende a crollare in essi; per questo io non credo alla letteratura come terapia. Al contrario, sono sempre più convinta che quanto più si scrive su un tema che ci inquieta e ci domina, più lo stesso tema continuerà a dominarci e a inquietarci.

 

Parliamo del racconto Noli Me Tangere. Sullautobus, Julia cerca di nascondersi fin dentro le pagine del suo libro per evitare che qualcuno possa rivolgerle la parola o addirittura lo sguardo. La paura, ancora una volta, accompagna questa donna che cerca di scappare da qualcuno o da qualcosa; non solo, altri elementi fanno da sfondo alla fuga, qui come altrove nel libro: la natura, in questo caso gli alberi che Julia osserva dal finestrino e che la aiutano a sentirsi protetta, e lo spostarsi dellautobus, cioè latto del viaggio che presume un lasciarsi alle spalle qualcosa di doloroso e pesante. Il movimento come trasformazione e la natura come rifugio. Li vedi in questa chiave?

 

Sono anni che penso che non c'è niente di meglio che un libro per evadere e scappare da qualunque cosa ci preoccupi. È necessario prestare a un testo tutta l'attenzione possibile, tutto il tempo possibile; occorre entrare pienamente nella storia, consegnarsi ai personaggi e concentrarsi nelle loro paure, nelle loro disavventure e nelle loro scoperte. Anche se molte volte ci serviamo dei personaggi come fossero specchi nei quali osservarci, la verità è che loro stanno nella pagina e noi no e questa consapevolezza fa della letteratura un'opera doppiamente affascinante, perché possiede l'incantevole essenza di sembrare reale e allo stesso tempo non esserlo. Ci fa allontanare da noi stessi per giorni, a volte settimane, ed è per questo che leggere è una attività che crea dipendenza. Non a caso i miei personaggi leggono di continuo, perché sono esseri che tendono alla dipendenza. Mi sembra molto interessante quello che evidenzi a proposito della natura e del movimento. Non c’é nient'altro di più efficace che cominciare a muoversi e ad andare quando si è realmente preoccupati. Credo che sia un dato di fatto universale: muoversi rilassa, apporta prospettiva e distanza, non solo fisica, rispetto a una situazione che ci preoccupa molto. In più la natura è il rifugio universale verso il quale fuggire. Il bosco, il lago, il mare, la caverna, la costa...

Sono tutti elementi che si fanno ultima alternativa quando la civilizzazione razionale non funziona più. Ad un certo punto rimane il presentimento che ci resta sempre la natura.

 

 

Il dramma che la protagonista nasconde viene svelato poco a poco. Il pretesto delluomo che importuna Julia è molto efficace, almeno quanto limmagine di lei a terra che in un solo istante rivive lincubo del passato e non riesce a non vomitare. In poche, rumorosissime righe sveli il necessario di lei e non si può rimanere indifferenti. Ho letto che Katherine Mansfield è uno dei tuoi riferimenti letterari, immagino lo troviamo anche qui e non solo lei...

 

Tutto ciò che si legge influenza quello che si scrive. Sia in positivo che in negativo. Anche le immagini reali e quelle mentali che ci creiamo dei nostri autori. Katherine Mansfield è presente in questi racconti, ma anche Chejov, Turgueniev, Woolf, Murdoch, Plath, Bishop o Bowles. Scrittori che ho letto anni fa ed altri che ho appena letto...

 

Julia fugge il più discretamente possibile, eppure, nonostante questo, è subito notata e in un secondo momento molestata da un personaggio che a mio avviso rappresenta esattamente la distruzione e lo squallore dai quali Julia vuole allontanarsi. È come se volessi dire, in sostanza, che tutto ciò esiste ovunque. Ne deduciamo che quel che conta è saperlo affrontare? Evitare? Dimenticare?

 

L'ideale sarebbe essere in grado di affrontare questa distruzione e questo squallore e superarli una volta per tutte. Non possiamo evitare il male, tanto meno dimenticarci che esiste. Non possiamo nasconderci sotto le lenzuola come bambini e fingere che nessuno ci vede, nonostante questa sia precisamente la tecnica che utilizzano i miei personaggi costantemente. Si nascondono, si isolano per cercare di fuggire proprio dalla distruzione e dallo squallore di cui mi parli.

Però, l'ideale, ciò che ci si auspica, sarebbe essere in grado di saper convivere con questi elementi.

Nel caso di Julia, il male è eccessivo. In questa storia scappare è l'unica possibilità, come riuscire a chiedere aiuto, cosa che Julia riesce a fare. Non salvo tutti i miei personaggi, però questo racconto è particolarmente duro. Julia scappa da un maltrattamento autentico; sia l'autostima che la considerazione di sé stessa, sono a terra; nonostante questo è in grado di scappare, salire su un autobus e, in seguito, prendere un traghetto; è in grado di leggere un libro e portarsi dietro un indirizzo che indica il posto nel quale sapranno come aiutarla.

Nella stazione rivive la persecuzione, la minaccia; la figura di questo nuovo persecutore, semplicemente vuole dimostrare che il pericolo è una insidia costante e che non per il fatto che si decida di allontanarsi da esso, il terrore scompare. Nonostante tutte le avversità, Julia decide che vuole uscire una volta per tutte da questo circolo vizioso e sceglie di andare a chiedere aiuto. Come ti ho già detto, ho deciso di salvare questo personaggio specifico.

 

 

In tutti i racconti del libro raggiungi una grande intimità con i tuoi personaggi, a cominciare da Julia. Eppure i racconti sono relativamente brevi. Certamente tutti i tuoi personaggi hanno degli elementi in comune, ma la mia domanda riguarda in realtà il tuo processo creativo: come riesci a raggiungere la stessa confidenza di volta in volta con un personaggio diverso e con problematiche e storie diverse?

 

Credo che questa sensazione si deve al fatto che conosco molto bene i miei personaggi. Può sembrare che una vicinanza simile risulti più probabile in un romanzo che in un racconto; però la verità è che l'intimità si raggiunge in entrambi i casi. Non è possibile scrivere niente, se non si conosce da dove viene e dove sia diretto ogni singolo personaggio; questo, nonostante il racconto sia di sole quindici pagine e non venga raccontato nulla in relazione al passato o al futuro della protagonista.

L'autore deve conoscere tutto, ogni dettaglio, anche nel caso in cui, in seguito, non venga mostrato nel testo. In questo modo risulta facile entrare direttamente a parlare con il personaggio; come si trattasse di un fratello o un amico d'infanzia. Si conosce a priori la maniera in cui si parlerà e in che termini. Si lavora su un terreno conosciuto. Se non fosse così, sarebbero presenti solo titubanze e si potrebbero compiere molti passi falsi.

 

 

Nellintroduzione al libro, Marta Sanz si chiede apertamente se ha ben compreso le tue storie... Devo dire che lambiguità nel tuo caso mi sembra un elemento non solo costitutivo com’è ovvio nella narrativa che si rispetti ma fondativo. Nel caso di Julia, per esempio, possiamo intendere il suo viaggio come una riscossa e una ribellione o come un ultimo tentativo disperato? Julia agisce con cognizione di causa e carattere, o fugge inutilmente da se stessa? Mi rendo conto della volontà di lasciare aperte varie interpretazioni, ma mi interesserebbe la tua...

 

Julia sta subendo un maltrattamento fisico. È uno dei pochi racconti che ho scritto in cui il maltrattamento è reale, sia fisico che psicologico. Lasciando da parte la sua maniera di affrontare le cose, la sua forma più o meno timorosa di comportarsi, il suo è un caso che esige una fuga immediata, e, inoltre, una richiesta d'aiuto concreta. Il racconto è composto da elementi che aiutano la narrazione a evidenziare la drammaticità della storia, come il fatto che Julia viva in un'isola e abbia bisogno di vari mezzi di trasporto per poter scappare o, il fatto che incontri un nuovo molestatore che le fa rivivere quello stesso terrore che sta cercando di lasciarsi alle spalle. Queste due circostanze vogliono evidenziare che niente è semplice e che non viviamo in un contesto comodo; lo sforzo di Julia è sempre e comunque un atto di vittoria: vittoria che sta proprio nella capacità di prendere decisioni e portarle a termine. Mi piacerebbe sottolineare il fatto che, nonostante Noli me tangere parli di un maltrattamento autentico, l'esperienza di Julia e il processo di fuga, di uscire da una situazione di soffocamento, di stress e malessere, è costituito, dallo stesso iter e dallo stesso grado di intensità che ripropongo anche in situazioni meno estreme, nelle quali il dolore, per esempio, è meno evidente, però la scelta di quale soluzione dare, comporta lo stesso livello di tensione e difficoltà.

Quindi le realtà che sperimentano i miei personaggi di altri racconti sono altrettanto eccessive e tragiche. 

QUI il racconto di Pilar Adon

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