Intervistiamo Fabrizio Piazza, responsabile vendite ed eventi della libreria

Modusvivendi
di Palermo

 

 

a cura di Cattedrale

Cominciamo con una domanda generica ma doverosa: cosa significa, oggi, gestire e portare avanti una libreria indipendente?
 

Significa libertà nelle scelte e assenza di pressioni esterne. Io la vedo come una garanzia di autonomia. L'importante è che si affermi un'identità forte. Oggi molte librerie senza un'anima precisa sono costrette a chiudere. Una forte identità e un'attenzione costante al cliente sono le prime cose di cui una libreria indipendente degna di questo nome dovrebbe dotarsi.

 

Quali sono le vostre strategie di sopravvivenza?
 

Sostanzialmente tre. Primo: un calendario di eventi molto studiato, in cui si alternano nomi affermati a livello nazionale (e non solo) e autori locali. Il 18 giugno ospiteremo per esempio al Teatro Biondo l'ultimo libro di Stefano Benni "Cari mostri" edito da Feltrinelli mentre il 30 giugno c'è già molta attesa per l'arrivo a Palermo di Miriam Toews, autrice di un romanzo per me davvero straordinario come "I miei piccoli dispiaceri" (Marcos y Marcos). L'autrice sarà accompaganata dalla bravissima traduttrice Maurizia Balmelli. Secondo: l'importazione diretta dall'India di prodotti ad alto contenuto artigianale e tradizionale come sciarpe, borse, giacche, gioielli. Il tutto perfettamente integrato in mezzo ai libri, un mix di cultura e antiche tradizioni. Terzo: i progetti con le scuole, fondamentali per avvicinare i giovani alla lettura. A  "Modusvivendi va a scuola" hanno già partecipato Gianluca Nicoletti, Riccardo Iacona, Stefano Benni, Piero Dorfles, Giuseppe Catozzella, Andrea Bajani, mentre per le scuole medie abbiamo coinvolto Annamaria Piccione, Vichi De Marchi, Loredana Lipperini e Viviana Mazza.

 

Quanto è importante ancora la figura del librario, che dà consigli al cliente e magari conosce i suoi gusti, rapportandolo agli algoritmi di Amazon "se ti è piaciuto x allora leggi anche y?"
 

Per noi è fondamentale. Creare una comunità di lettori è una delle strade che stiamo percorrendo. Ogni mese selezioniamo un libro che entra a far parte del "Modusclub", il nostro circolo di lettura. Chi si iscrive legge il libro e il giorno fissato per l'incontro se ne discute insieme, ognuno esprime liberamente il proprio parere, spesso alla presenza dell'autore che ascolta in religioso silenzio cosa ne pensano i lettori. Spesso chi viene in libreria si fida ciecamente dei nostri consigli. Una delle domande più frequenti è: "cosa mi fai leggere?".  Piccole grandi soddisfazioni.
 

 

Come ti poni nel dibattito sull'iva agevolata sugli ebook?
 

Vado controcorrente. Per me un libro non è un ebook. La penso come Giuseppe Genna e Giulio Mozzi. Ma ripeto, siamo in minoranza.
 

 

Siete molto attivi, da voi si organizzano un mucchio di eventi e di attività. Questo vi costringe, in qualche modo, a partecipare alla filiera editoriale di un libro, a fare parte di un gioco che riguarda tutti: dagli editori agli autori, dai distributori agli uffici stampa. Che cosa ne pensi di questo mondo? Come vi ci trovate?
 

L'editoria mi ha sempre affascinato, sin da quando feci uno stage con Marcos y Marcos, nell'ormai lontano 1997. Dall'estate di quell'anno mi sono messo a fare il libraio. Il prossimo 20 giugno Modusvivendi compie 18 anni e io ancora ho lo spirito e l'entusiasmo di chi mette piede in libreria per la prima volta.
 

 

Come tutti sanno, i racconti non vengono letti e non si vendono. Qual è la vostra esperienza da librai riguardo a questo argomento così spinoso? È vero che i lettori non leggono i racconti?
 

Confermo, vendere un libro di racconti equivale a vendere tre romanzi. Ma il Nobel ad Alice Munro e il successo anche cinematografico di Raymond Carver hanno un po' sdoganato il genere. Non abbastanza però. Spesso devo ricevere risposte come: "no, io voglio la storia lunga che mi prende per mano dall'inizio alla fine". Hai voglia a dire che spesso i racconti hanno un filo conduttore, o splendidi personaggi. Resta un compito difficile.

 

Come vi organizzate con i libri di racconti? Cioè, facci un esempio delle vostre vetrine e dei vostri scaffali: dove finiscono i libri di racconti? È facile trovarli, per il lettore che non è andato in libreria alla ricerca specifica di una raccolta?

 

Noi li mescoliamo agli altri libri di narrativa. Confinarli in uno spazio dedicato sarebbe come chiuderli in un ghetto. E questo va assolutamente evitato.

 

 

Vi capita di consigliare raccolte di racconti, ai vostri clienti? E di che tipo? Più straniere o italiane?


Certo che ne consigliamo. Per esempio questa estate vorrei fare un esperimento su "L'età della febbre" appena uscito per Minimum Fax. E continuiamo a proporre "L'interprete dei malanni" di Jhumpa Lahiri, prima con Marcos y Marcos e ora con Guanda. Successo garantito e ottimo grimaldello per convertire i lettori al genere short stories.
 

Quando vi arriva un copertinario o da una casa editrice vi viene proposto l’acquisto di una raccolta, come vi comportate? Alla stessa maniera che con un romanzo? Quali sono i parametri di scelta, rispetto ai racconti?

 

Molto dipende dall'autore che ci viene proposto. Certo, se si tratta di un esordio di racconti è dura. Alcune volte può fare differenza anche il titolo accattivante o la copertina riuscita.
 

 

Qual è l’ultima raccolta di racconti che hai letto? E, se lo ricordi, quella più venduta ultimamente?

 

Ho appena finito di leggere un libro che probabilmente non avrà la considerazione che merita, non avendo alle spalle nessun grande gruppo editoriale ma solo un piccolo editore messinese, Mesogea, che pubblica esclusivamente libri con argomento mediterraneo. Sono racconti atipici, costruiti sul modello dei Sillabari di Parise. Li ha scritti Mario Valentini, il titolo è "Come un sillabario". L'autore, che negli anni passati ha collaborato alla redazione del Semplice con Celati, Cavazzoni e Paolo Nori, oggi fa l'insegnante di scuola media e ha uno sguardo da flaneur che ricorda quello di Robert Walser. Leggetelo, una scoperta. Di recente abbiamo venduto bene la raccolta di Paolo Cognetti "A pesca nelle pozze più profonde" (Minimum Fax), che è anche un libro sull'arte di scrivere racconti. Per me andrebbe adottato nelle scuole.
 

 

Se tuo figlio dovesse dirti che da grande vuole fare il libraio, saresti contento o cercheresti di dissuaderlo?

 

Gli direi di fare quello che lo appassiona e lo rende felice. Il profitto non è la misura di ogni cosa.

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