Almanacco del Giovedì

curiosità, chicche, testimonianze dal mondo dei racconti, tutti i giovedì


Giovedì 5 Febbraio 2015

Tra le tante forme letterarie, una delle più antiche antesignane del racconto fu il Lai narrativo. Il termine si trova nel francese antico; ma la sua origine è celtica e aveva il senso di "canzone". Durante il Medioevo si dissero "lais bretoni" certe composizioni prevalentemente musicali, che i giullari della Bretagna e dell'Inghilterra cantavano, accompagnandosi con qualche strumento a corda (rote, una specie di arpa; ma anche con il flauto) e ispirandosi a un contenuto anch'esso, probabilmente, di origine celtica: racconti leggendarî e romanzeschi di cui si commentavano con la musica e il canto alcuni episodî lirici.

Il lai entrò nella letteratura francese con l'opera di Maria di Francia, che però l'usò con caratteri del tutto particolari e nuovi, creando un tipo di novella sentimentale e cortese, in versi ottosillabici rimati a coppia, di varia estensione. D'indole esclusivamente narrativa e di gusti aristocratici, se ne modellarono altri; il genere ebbe coaì larga diffusione che parecchi fabliaux, d'ispirazione seria o delicata, furono chiamati lais (sono di questo tipo il Lai du cor e il Lai du mantel, assai affini per il soggetto; tra i più antichi è il Lai d'Haveloc; il Lai d'Aristote è di materia orientale; il Lai de l'ombre è un romanzetto di vita contemporanea, ecc.). I romanzi cortesi, del resto, specie quelli di materia bretone, rappresentano una forma di lais di più vaste proporzioni e di architettura più complessa; e, mentre con il sec. XIII essi si fanno più numerosi, i lais invece vanno scomparendo come genere narrativo. Il termine tuttavia sopravvive per indicare i lais puramente lirici e musicali, di cui si trova qualche esempio nella letteratura provenzale e in quella francese dei secoli XII-XIII e nell'opera dei Minnesänger e dei Meistersinger; essi appartengono alla poesia propriamente lirica e si distinguono per la particolare forma metrica, assai simile a quella del discordo e per l'assoluta prevalenza melodica. Nel sec. XIV e nel Rinascimento la loro struttura acquistò un giuoco più vario e complicato con mutamento di melodia e talvolta anche di ritmo dall'una all'altra coppia di semistrofe, caratteristiche che li rednono molto simile al racconto moderno: ne furono abili artefici Guillaume de Machaut ed Eustache Deschamps.

 



Giovedì 22 Gennaio 2015

 

The bear came over the mountain, è un racconto che fa parte della raccolta Nemico, amico, amante…di Alice Munro. È la storia di Fiona e Grant che, dopo 44 anni di matrimonio, sono costretti a reinterpretare il loro matrimonio a causa dell’Alzheimer di lei. Alice Munro, in questa storia, esprime la sua poetica elegante ed essenziale al meglio, rivelando gli aspetti più estremi e sorprendenti dell’essere umano.

Nel 2006 Sarah Polley trasse da questo racconto il film Lontano da lei con Julie Christie, Michael Murphy e Olympia Dukakis. Il film ottenne una nomination agli oscar alla miglior sceneggiatura non originale.

Qui trovate, in lingua originale, il racconto completo di Alice Munro.

 

 


Giovedì 15 Gennaio 2015

Nel Duecento italiano c’è tutta una letteratura gregaria che prepara l’arrivo della imminente opera dantesca e boccacesca: un tipo di letteratura che tenta di coniugare aspetti di culture assai segmentate e diverse dell’Italia dell’epoca.  Sia nel Nord che nel Centro lavorano uomini – per lo più di legge o religiosi – che scrivono poemi e testi a scopo morale, divulgativo e informativo per tutti coloro che non sanno il latino. Uno di questi è Brunetto Latini che si dà da fare a comporre poemi in prosa e in versi farcendole di un gran numero di nozioni scientifiche, morali e filosofiche.

Grazie a queste insegnamenti, dopo la poesia anche la prosa in volgare comincia ad assumere un senso autonomo in ambito letterario, scevro del volare puramente di utilità avuto fino ad allora, e che, fondamentalmente, apre la tradizione novellistica che culminerà nel Decamerone di Boccaccio. Intanto,  nell’immediato, trova eco in un’opera anonima che si chiama il Novellino: una raccolta di brevi racconti che risalgono all’ultimo ventennio del XIII secolo.

Degli autori o dell’autore non si hanno tracce, se non vaghi elementi che possono essere tratti dall’opera stessa: molto probabilmente si trattava di un (o più) fiorentino laico, forse ghibellino. La raccolta originaria era composta da 85 novelle, e fu nominata dagli studiosi Ur-Novelllino. I racconti si rifanno alle gesta greche, latine e provenzali, i cui protagonisti spesso sono personaggi che risalgono alla tradizione classica, come Alessandro Magno o Socrate, o a quella biblica – Salomone, Davide – o alla mitologia medievale come Ercole e Artù.

La caratteristica interessante di questi racconti, è un aspetto che ancora oggi nella migliore tradizione della narrativa breve italiana si riscontra: il tratto essenziale e immediato, spogliato da qualsiasi forma di psicologismo.

Quest’opera venne pubblicata solo nel 1525 a Bologna, integrata da altri quindici racconti, con il titolo Le ciento novelle antiche; molto dopo, quindi, il Decamerone di Boccaccio – anche se ne fu un autentico precursore.

 



Giovedì 8 Gennaio 2015

Giovedì 1 Gennaio 2015

Margherita d'Angoulême scrisse nel 1546 una raccolta di racconti d'evasione ispirati al  Decamerone di Boccaccio. Quest’opera, così inusuale per una donna soprattutto di nobili origini, si chiamava Heptaméron, ma fu pubblicato postumo tra il 1558 e il 1559.

L'Heptaméron si compone di 72 novelle scritte in francese dalla regina di Navarra Margherita d'Angoulême. Fu scritto per soddisfare un divertimento personale, restando per anni in forma manoscritta. La prima edizione stampata fu pubblicata postuma a Parigi nel 1558 col titolo Histoires des amans fortunez da Pierre Boaistau, che si prese notevoli libertà nell'apportare modifiche, tagli e rifacimenti al testo originale, usando solo 67 delle novelle. Una seconda edizione del libro apparve l'anno seguente a cura di Claude Gruget, il quale rivendicò di aver ripristinato i prologhi e gli epiloghi di ciascuna storia, eliminati dal Boaistau, e al quale fu dato per la prima volta il titolo col quale oggi è conosciuto.

La struttura dell’Heptaméron prende a modello il Decameron di Giovanni Boccaccio, usando lo stratagemma del gruppo di persone isolate dal mondo a fare da cornice, che decidono di raccontare alcune  storie per passare tempo. Se nel Decameron i narratori si rifugiano in una villa di campagna per scappare all'epidemia di peste del 1348, nell'opera di Margherita d’Angoulême i personaggi si trovano, isolati, nella villa di campagna poiché il ponte è stato distrutto da un acquazzone primaverile. Anche loro, per far trascorrere il tempo, si raccontano delle storie. Queste sono moralmente oscene e affrontano i temi del tradimento, della lussuria, dell'inganno e dell'avidità. Gli eroi e le eroine delle storie sono spesso eticamente riprovevoli.

Come il Decameron, il libro fu concepito per essere composto da 100 novelle, divise per 10 giornate, ma Margherita morì prima del completamento dell'opera, fermandosi a 72 novelle, per cui gli venne dato come nome Heptaméron, composto dalle parole greche "sette e giorno".

Giovedì 25 Dicembre 2014

Ebenezer Scrooge è il personaggio principale del racconto Canto di Natale, scritto da Charles Dickens nel 1843.

Numerosissime le trasposizione televisive e cinematografiche di questo racconto. Al 1902 risale la più antica: un cortometraggio britannico girato su una sola bobina uscito nelle sale cinematografiche statunitensi il 9 dicembre del 1908. Il nome del regista non è segnalato nei credit, mentre l’attore che interpreta Ebenezer Scrooge è Tom Ricketts.

A christmas carol è un altro cortometraggio del 1910 diretto da J. Searle Dawley, Charles Kent e Ashley Miller, anche se i tre registi nei titoli non vengono accreditati.

Il lungometraggio più antico della trasposizione del racconto di Dickens, invece, è del 1913 diretto da Leedham Bantock: un muto in bianco e nero interpretato da Seymour Hicks, che interpreterà nuovamente Scrooge nella trasposizione più celebre del 1935 di Henry Edwards.

 



Giovedì 18 Dicembre 2014

Come in molte delle società più antiche, anche presso gli Inuit esiste la consuetudine di spiegare il mondo e le strutture più profonde della convivenza umana attraverso una narrazione breve che racconti un fatto. Il racconto, al limite tra mito e favola, è uno strumento di conoscenza per capire il presente, perchè gli Eschimesi <<non pensano mai troppo al futuro>>.
 

Questo è un racconto Inuit: 'Sole e Luna'.

 

Sole e Luna erano sorella e fratello. Come tradizione, essi prendevano sempre parte al gioco della copulazione nella “Casa della Gente Giovane”. Ma una notte, quando Luna stava cercando di scegliere una ragazza, la lampada si spense, e tutto fu avvolto dalle tenebre. Luna toccò sua sorella e ritenne di avere trovato la giovane più bella. Egli notò come fossero cuciti i suoi vestiti ed ogni volta aspettava che la lampada si esaurisse per poterla trovare al tatto. Luna fece questo molte volte ma Sole divenne curiosa. La ragazza si sporcò le dita con la fuliggine della lampada e durante la copulazione premette le dita contro la fronte dell'uomo che la stava prendendo. E quando la lampada fu accesa di nuovo, ella vide le macchie sulla fronte del fratello. Sole divenne rossa e calda per la vergogna, prese uno stoppino di muschio dal mucchio vicino alla lampada, lo intinse nel grasso di balena, lo accese e corse fuori. Luna la rincorse ma aveva talmente fretta che, preso a sua volta uno stoppino, non lo accese altrettanto bene.

“Ora noi dobbiamo correre via e non potremo guardarci mai più l'un l'altra” disse Sole, e in quello stesso istante divennero entrambi spiriti e furono sollevati in cielo dove continuano ancora oggi il loro inseguimento. Ma Sole ha con sé la fiamma più calda e più luminosa, perché il suo stoppino di muschio brucia perfettamente mentre suo fratello Luna, che continua ad inseguirla senza mai riuscire a raggiungerla, ha con sé una luce più debole e fredda.

 

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