Gennaio senza nome.

La scrittura come nostos di Max Aub.

 

Come riuscire a guardare da dentro gli eventi che ti hanno cambiato la vita e allo stesso tempo assumere verso di essi un atteggiamento straniante? Come recuperare il passato cicatrizzandone il dolore senza risolverlo? E come far parlare i fatti, osservarli da più e più angolature senza perdere di vista il punto di vista personale, soggettivo e profondo di chi quei fatti li ha vissuti sul proprio corpo?

Il racconto sulle donne di Natalia Ginzburg

 

È un testo che ha tutta l’aria di non essere un racconto, piuttosto una denuncia, una riflessione di quelle ampie col respiro trattenuto, potentissima. Eppure, nella sua narrazione lontana dai canonici parametri del racconto breve, possiede il metro tipico della brevità: raccontare un mondo, un universo, la complessità smisurata di un genere, attraverso pochissime pagine. È un testo fratturato in più punti, come se scrivendo l’autrice avesse avuto bisogno, ogni tanto, di un fazzoletto in cui respirare. Si chiama Discorso sulle donne, che apparve per la prima volta sulla rivista Mercurio nel 1948. 

In Vetrina: Matteo ha perso il lavoro, di G.M.Tavares.

 

“Un uomo sulla quarantina varcò la soglia portandosi dietro qualcosa e qualcuno. Il qualcuno, si capí facilmente, era un ragazzino che spingeva un carrello con dentro un oggetto − una macchina, si capí poco dopo. Una manciata di monete e il ragazzino si dileguò. L’uomo, quest’uomo, si chiamava Glasser e dal suo petto usciva un filo elettrico che lo univa a un’enorme batteria, di oltre venti chili. ‘È il mio cuore artificiale,’ spiegò Glasser. ‘Ora li fanno anche piú piccoli, ma funziona’.”

Tre variazioni su J.G.Ballard

 

Quando si dice che La mostra delle atrocità di J.G. Ballard è un romanzo di racconti, si semplifica oltremodo: il legame tra i quindici testi brevi che la compongono non è dato da un’idea di progressione drammatica, di percorso narrativo, come in un romanzo – come per la melodia e l’armonia in Solo Piano, l’idea della trama e dello scioglimento sono fattori estranei alle logiche del testo in questione. Al contrario, sembra di assistere ogni volta alla ripetizione ossessiva dello stesso quadro. Quali sono allora i vettori di movimento e differenziazione ne La mostra delle atrocità?

Il karma del pinolo


Diciassette sono i racconti che compongono Il karma del pinolo (Del Vecchio editore) di Luigi Cecchi, un autore noto al pubblico soprattutto per la produzione di comic strips dominate da nonsense e situazioni paradossali. Una raccolta intrisa dell’immediatezza tipica del fumetto e della sua capacità di osservare le cose attraverso un linguaggio temerario, mai timoroso di incappare nelle faziosità della retorica narrativa. E questa capacità, qui, anche in assenza di vignette, si mostra in tutta la sua esuberanza e poliedricità. 

La fisiologia del terrore: "Le Horla" di Maupassant

 

“Le Horla” è la storia di una possessione. Non si tratta, tuttavia, di uno spirito o di un demonio – il narratore è esplicito al riguardo: si tratta piuttosto di un alieno, di un altro essere, successivo all’uomo sulla scala evolutiva:

“Ah! L’avvoltoio ha mangiato la colomba; il lupo l’agnello; il leone ha divorato il bufalo dalle corna appuntite; l’uomo ha ucciso il leone con la freccia, la spada, la polvere; ma l’Horla farà dell’uomo ciò che noi abbiamo fatto del cavallo e della mucca: il suo servitore, il suo cibo, la sua cosa, con la sola forza della sua volontà.”

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