Tre variazioni su J.G.Ballard

 

Quando si dice che La mostra delle atrocità di J.G. Ballard è un romanzo di racconti, si semplifica oltremodo: il legame tra i quindici testi brevi che la compongono non è dato da un’idea di progressione drammatica, di percorso narrativo, come in un romanzo – come per la melodia e l’armonia in Solo Piano, l’idea della trama e dello scioglimento sono fattori estranei alle logiche del testo in questione. Al contrario, sembra di assistere ogni volta alla ripetizione ossessiva dello stesso quadro. Quali sono allora i vettori di movimento e differenziazione ne La mostra delle atrocità?

Il karma del pinolo


Diciassette sono i racconti che compongono Il karma del pinolo (Del Vecchio editore) di Luigi Cecchi, un autore noto al pubblico soprattutto per la produzione di comic strips dominate da nonsense e situazioni paradossali. Una raccolta intrisa dell’immediatezza tipica del fumetto e della sua capacità di osservare le cose attraverso un linguaggio temerario, mai timoroso di incappare nelle faziosità della retorica narrativa. E questa capacità, qui, anche in assenza di vignette, si mostra in tutta la sua esuberanza e poliedricità. 

La fisiologia del terrore: "Le Horla" di Maupassant

 

“Le Horla” è la storia di una possessione. Non si tratta, tuttavia, di uno spirito o di un demonio – il narratore è esplicito al riguardo: si tratta piuttosto di un alieno, di un altro essere, successivo all’uomo sulla scala evolutiva:

“Ah! L’avvoltoio ha mangiato la colomba; il lupo l’agnello; il leone ha divorato il bufalo dalle corna appuntite; l’uomo ha ucciso il leone con la freccia, la spada, la polvere; ma l’Horla farà dell’uomo ciò che noi abbiamo fatto del cavallo e della mucca: il suo servitore, il suo cibo, la sua cosa, con la sola forza della sua volontà.”

Fama, Daniel Kehlmann

 

Daniel Kehlmann diventa un autore conosciuto a livello internazionale nel 2005, con la pubblicazione del romanzo Die Vermessung der Welt (La misura del mondo, Feltrinelli, 2006), storia romanzata e reinventata delle vite di Alexander von Humboldt e Carl Gauss. Pochi anni dopo esce la sua seconda opera, la raccolta di racconti Ruhm - Ein Roman in neun Geschichten (2009). In Italia è pubblicato da Feltrinelli nel 2010 dal titolo Fama – Romanzo in nove storie.

Del romanzo c’è ben poco, si tratta tuttavia di un’interessantissima e ben congegnata raccolta di racconti, dove le connessioni a volte tenui a volte fondanti per la trama si distendono fra una storia e l’altra come una ragnatela che ne moltiplica e rispecchia i significati.

La guerra perpetua di Alberto Moravia

 

A differenza da quanto accade in Mamamel e Vusitel, racconto affine e coevo, nel quale due popoli si combattono in conseguenza di inconciliabili (ma parimenti balorde) concezioni del tempo (assodato che il presente non conta nulla, bisogna vivere in funzione del passato o del futuro?), le due nazioni che si dividono la grande isola visitata dal narratore de La guerra perpetua (dalla raccolta "L'epidemia", 1944; successivamente confluito in "Racconti surrealisti e satirici", Bompiani, 1956) hanno da secoli ingaggiato un conflitto di cui non si rivela il motivo. É lecito immaginare che nemmeno le parti avverse ne siano ormai a conoscenza, dopo così tanto tempo. Non è questo, però, l'aspetto più inquietante della vicenda.

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