SEMINARI DI LETTURA SUL RACCONTO con Domenico Starnone, Nadia Terranova, Luca Ricci, Rossella Milone.

TRENTA CARTELLE Laboratorio permanente sul racconto (I e II modulo)

IL BESTIARIO DELLA CANTINA Il Gruppo di Lettura di Cattedrale e Libreria Assaggi

Narratori di poche parole

di Lorenzo Mercatanti

“C’era una volta in cui, all’improvviso, mentre ancora poteva, il racconto cominciò.” Inizia così Un racconto improvviso di Robert Coover, il primo dei 70 di questa antologia di racconti brevissimi, non vale per loro la definizione di short story ma quella di short-short story, short-short, due volte short, per dire che più breve di questi racconti c’è solo la striscia disegnata da Tom Gauld, intitolata storia breve, raffigurante uno scrittore al cospetto di un editore e il seguente dialogo:

“Volete pubblicare i miei racconti brevi?”

“No.”

Ciclopi, il nuovo racconto per l'Osservatorio Esordiente

di Manuela Piemonte

Era il primo inverno in cui si risvegliava a pomeriggio inoltrato, con l’orologio che segnava le cinque, facendo un calcolo si rendeva conto di aver dormito nove o dieci ore, e sentiva i muscoli tesi dentro le braccia, nei punti forzati per passare il sapone l’acqua il lucidante, e con i muscoli tesi si metteva a preparare un pasto in cui unire colazione pranzo e cena, e quando poi aveva ancora fame, verso le dieci, prima di uscire per tornare alla discoteca, si teneva l’appetito per uno di quei tramezzini che portavano i colleghi...

Tutti i racconti di Andrea Carraro, una fenomenologia del male

di Filippo La Porta

Nel libro si potrebbero rintracciare due diversi filoni, tra loro congiunti: la nuda descrizione della violenza del “branco” (“L’altalena”, “Dopocena”)  -  feroce, esplicita, legata alla cronaca nera (e anche memore dei film di Scorsese), e poi la  indagine su una   violenza più nascosta, sottile, latente, quella della piccola borghesia, con tutto il suo carico di frustrazioni non dette e angosce inespresse (“Il gioco della verità”, “La lucertola”). Al centro una  disincantata fenomenologia del male.

La variante Lalo Cura

di Alfredo Zucchi

Mentre proliferano le edizioni commerciali di Bolaño – in Spagna, le quarte di copertina di 2666 e de I dispiaceri del vero poliziotto di Anagrama recitano ancora “romanzi non terminati ma non per questo incompleti”, le prossime edizioni Alfaguara invece proporranno dediche tutte nuove all’insegna dell’amore coniugale; in Italia, Adelphi si adatta e scrive nella quarta de Il gaucho insopportabile che il libro è “il testamento spirituale di Bolaño” – continua a mancare un’edizione critica. Nell’attesa che anche lo scrittore cileno trovi i suoi amorevoli e spietati Colli-Montinari, bisogna arrangiarsi e navigare a vista.

Gennaio senza nome, la scrittura come nostos di Max Aub

di Giuliana Riccio

Come riuscire a guardare da dentro gli eventi che ti hanno cambiato la vita e allo stesso tempo assumere verso di essi un atteggiamento straniante? Come recuperare il passato cicatrizzandone il dolore senza risolverlo? E come far parlare i fatti, osservarli da più e più angolature senza perdere di vista il punto di vista personale, soggettivo e profondo di chi quei fatti li ha vissuti sul proprio corpo?

Il racconto sulle donne di Natalia Ginzburg

di Rossella Milone

 

È un testo che ha tutta l’aria di non essere un racconto, piuttosto una denuncia, una riflessione di quelle ampie col respiro trattenuto, potentissima. Eppure, nella sua narrazione lontana dai canonici parametri del racconto breve, possiede il metro tipico della brevità: raccontare un mondo, un universo, la complessità smisurata di un genere, attraverso pochissime pagine. È un testo fratturato in più punti, come se scrivendo l’autrice avesse avuto bisogno, ogni tanto, di un fazzoletto in cui respirare. Si chiama Discorso sulle donne, che apparve per la prima volta sulla rivista Mercurio nel 1948. 

In vetrina: Matteo ha perso il lavoro, di G.M.Tavares

“Un uomo sulla quarantina varcò la soglia portandosi dietro qualcosa e qualcuno. Il qualcuno, si capí facilmente, era un ragazzino che spingeva un carrello con dentro un oggetto − una macchina, si capí poco dopo. Una manciata di monete e il ragazzino si dileguò. L’uomo, quest’uomo, si chiamava Glasser e dal suo petto usciva un filo elettrico che lo univa a un’enorme batteria, di oltre venti chili. ‘È il mio cuore artificiale,’ spiegò Glasser. ‘Ora li fanno anche piú piccoli, ma funziona’.”

Tre variazioni su J.G.Ballard

di Alfredo Zucchi

Quando si dice che La mostra delle atrocità di J.G. Ballard è un romanzo di racconti, si semplifica oltremodo: il legame tra i quindici testi brevi che la compongono non è dato da un’idea di progressione drammatica, di percorso narrativo, come in un romanzo – come per la melodia e l’armonia in Solo Piano, l’idea della trama e dello scioglimento sono fattori estranei alle logiche del testo in questione. Al contrario, sembra di assistere ogni volta alla ripetizione ossessiva dello stesso quadro. Quali sono allora i vettori di movimento e differenziazione ne La mostra delle atrocità?

Consiglia questa pagina su:

Informativa breve sull'utilizzo dei cookie [x]

Questo sito web utlizza dei cookie analitici di terze parti per offrirti una migliore esperienza di navigazione, basata sulle tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie consulta l'informativa sui cookie

Stampa Stampa | Mappa del sito Consiglia questa pagina Consiglia questa pagina
© Osservatorio Sul Racconto - 2014 Tutti gli articoli presenti su Cattedrale sono tutelati dalle clausole del Creative Commons